Dal libro Sulle orme di mio padre. Di Cruz Rios

     Il piano d’attacco a Monte Belvedere ci fu comunicato soltanto qualche giorno prima. I primi a saperlo furono i sergenti e gli ufficiali.

Secondo i piani il 18 Febbraio 1945 durante la notte era prevista la conquista dei Monti della Riva, che si trovavano alla nostra sinistra. La scelta di questo obiettivo dipendeva dal fatto che i tedeschi avevano su quei monti una postazione di osservazione. Dovevamo eliminarlo per evitare che potessero dirigere il fuoco dell’artiglieria su coloro che sarebbero arrivati durante il giorno o la sera seguenti. L’assalto fu concluso con successo la notte tra il 18 e 19 febbraio. Soltanto il 1°battaglione dell’86° reggimento impegnato in quella azione.

 Il 19 Febbraio l’’85° reggimento era al centro dello schieramento sotto le pendici di Monte Belvedere mentre gli altri due battaglioni dell’86° Reggimento si trovavano lontano sulla destra di Monte Belvedere. Due battaglioni dell’87° salirono prima a Vidiciatico e Lizzano e verso le sette di sera lasciarono le “camere” libere al nostro battaglione. Io appartenevo al 3° battaglione dell'87° e arrivammo dopo gli altri due, che si trovavano in procinto di attaccare Monte Belvedere nella notte tra il 19 e 20 Febbraio. Ricordo quando arrivammo a Vidiciatico; questo nome mi è rimasto impresso perché sentii soltanto i suoni del combattimento durante tutta quella notte. La linea di partenza per l’attacco era vicino al piccolo paese di Querciola.

Quando oltrepassi la linea di partenza, il tempo si ferma, lo sai. Tornando indietro con il pensiero, alle 23 di quella sera ci dissero che il battaglione dell’86° aveva preso i Monti della Riva ed eravamo molto sollevati, soprattutto perché era andato tutto liscio, e non avevano avuto troppe perdite. I tedeschi furono attaccati di sorpresa, probabilmente mentre dormivano o erano disattenti. Suppongo che non si aspettassero un attacco di notte;  attaccare di giorno dopo il fuoco di preparazione dell’artiglieria era cosa più comune. Immagino la quantità di morti che avremmo avuto attaccando di giorno.

Sulla linea di partenza a Quercianella c’erano due battaglioni dell’87° reggimento ed  entrambi avrebbero attaccato verso il paese di Corona. Uno avrebbe proseguito verso sinistra per liberare la zona verso i paesi di Polla e Rocca Corneta. L’altro battaglione, dopo avere superato Corona, sarebbe risalito lungo il crinale ovest verso la cima del Monte Belvedere che era l’obbiettivo anche dell’85° Reggimento, sulla nostra destra.

Subirono un pesante fuoco di mortai e mitragliatrici ed ebbero molte perdite a causa delle mine e trappole lungo tutta la strada che non era stata sminata perfettamente. Si pensava che il percorso fosse stato liberato dalle mine; ci si accorse del contrario solo il giorno seguente quando dei camion e dei carri armati saltarono in aria. Comunque la guerra andava avanti e noi proseguimmo il nostro cammino fino alla conquista del monte. La mattina dopo il Monte Belvedere, Corona e tutta la zona circostante erano stati conquistati. Io e i miei compagni della Compagnia K del 3° battaglione ci trovavamo in riserva a Vidiciatico.

Circa a mezzogiorno del 19 Febbraio ci fu comunicato che saremmo andati a rilevare i nostri a Corona. Mi sembra si trattasse della compagnia B, che, una volta conquistata Corona, stava risalendo il Monte Belvedere. C’era ancora qualche cecchino tedesco in giro da quelle parti e bisognava eliminarli. Alle 2 del pomeriggio partimmo per Corona. Vi erano numerosi scoppi di proiettili d’artiglieria e alcuni cadevano molto vicini a noi ma la maggior parte dei danni furono causati dalle mine. Quando un camion o un  carro armato salta su una mina è finita, non vai più da nessuna parte. Ho visti coi miei occhi camion o carri armati saltare in aria. Arrivati a Corona scegliemmo i nostri appostamenti e nel pomeriggio posizionammo i nostri mortai ma per un bel po’ di tempo non successe nulla. La nostra compagnia era dispiegata nelle trincee da Corona in giù verso sinistra.

Nel frattempo cercammo di assicurarci la presenza di carri armati e altro equipaggiamento pesante poiché eravamo quasi certi di un contrattacco tedesco la mattina seguente.

In una trincea solitamente trovavano posto due uomini. Di notte uno possibilmente dormiva e l’altro possibilmente vegliava. Credo però che nessuno di noi riuscì a prendere sonno quella prima notte. In quella occasione eravamo in tre in una trincea. Uno di loro era sposato con due figli; veniva dalle montagne del Tennessee o da quelle parti. Ricordo che quando l’artiglieria tedesca iniziava a sparare e i proiettili cominciavano a piovere sulle nostre  trincee, lui iniziava a tremare e non smetteva più. E’ difficile riuscire a controllarsi e mi rendeva nervoso. Avrei preferito un altro compagno che fosse anch’egli un assistente artigliere come Coleman che veniva dall’Iowa. Lo considero ancora oggi il mio compagno di trincea perché combattemmo insieme per tutta la guerra, da Kiska all’Italia. Era perfetto, non era sposato e poteva reggere la situazione.

Ripensando a quel periodo mi viene in mente quando, arrivati a Pisa, uno dei compagni dovette essere rispedito negli Stati Uniti a causa dall’insonnia. Era crollato e probabilmente fu congedato.

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Crediti

        Link all'accreditamento dell'Associazione discendenti della 10a Divisione da Montagna                     

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