Dal libro Sulle orme di mio padre. Di Cruz Rios

     L’Offensiva ebbe inizio la mattina del giorno 14 con un bombardamento aereo di 45 minuti e di artiglieria per 25 minuti sulle linee tedesche. Come scoprimmo più tardi questa strategia non fu molto efficace

Il 1° e il 2° Battaglione dell’87° dovevano aprire l’offensiva, in particolar modo il primo. L’obiettivo erano le colline 860 e 903, quest’ultima era la montagna più alta sul paese di Torre Jussi. La compagnia B del 1° Battaglione diede inizio all'attacco verso la collina 860. La compagnia A avrebbe dovuto attaccare subito dopo la collina 903. Incontrarono da subito  una forte resistenza.

Noi eravamo ancora in riserva e sentivamo i proiettili di artiglieria che cadevano sopra di noi. Guardando fuori delle nostre postazioni a Monte della Spe e Monte Sinistro, di fronte a Castel d’Aiano, vedevamo i tedeschi che non cedevano e non volevano andarsene dalle loro posizioni. Poi uscirono dai bunker ed iniziarono a ritirarsi incalzati dalle due compagnie che avanzavano. La compagnia B si trovava in alto a sinistra e mentre la A a destra. Si coprivano a vicenda, entrambe incontrarono una forte resistenza e vi furono molte perdite, morti sparsi lungo tutta la valle.

Noi appartenevamo al 3° Battaglione ed eravamo in riserva. Scoprii successivamente che il Generale Hays aveva ordinato di tenerci in riserva e farci andare in prima linea solo se gli altri due battaglioni avessero chiesto aiuto. Noi dovevamo quindi intervenire dove vi fosse bisogno. Circa a mezzogiorno la compagnia A del 1° Battaglione aveva conquistato le postazioni della collina 903. Ma c'erano ancora molti crinali verso cui combattere. Più avanti il crinale Le Coste doveva essere preso dal secondo battaglione. All’estrema destra, dopo Monte Croce che dominava il paese di Tolè e Monte Mosca, c’era la statale 64. Quando fu preso Monte Croce ci fu ordinato di portarci sulla linea avanzata del fronte per l’assalto agli altri monti. Iniziammo a scendere di corsa da Monte della Spe per attraversare la valle verso Roffeno. Passando di fianco alla collina 903, vidi veramente un massacro, tantissimi morti. Riuscimmo ad attraversare la valle sempre sotto il fuoco dell’artiglieria tedesca. Rovine dappertutto.

Stavo correndo quando vidi che uno di questi corpi apparteneva ad un compagno che conoscevo. Era lì steso a terra, gravemente ferito. Gridava che voleva dell’acqua e così mi stavo fermando per dargliene un po’ della mia borraccia, quando il sergente mi disse “No  Cruz, non fermarti. Qualcun’altro si occuperà di lui. Tu devi andare avanti”. E così proseguii per la mia strada. Mi sentii tremendamente male per non avergli potuto dare dell’acqua. Anche questo mi ricorderò per tutta la vita. Non ho potuto aiutarlo.

Ora, tuttavia, sempre ripensando a quei momenti, so perché non dovevo fermarmi. Se avessimo soccorso i feriti a terra, quei feriti sarebbero aumentati velocemente, probabilmente anche noi colpiti dal violento fuoco di artiglieria. Vi erano ancora dei cecchini in giro per cui dovevamo proseguire e non fermarci.

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Crediti

        Link all'accreditamento dell'Associazione discendenti della 10a Divisione da Montagna                     

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