La memoria di Bologna



Uno sguardo al passato della città di Bologna anche attraverso una raccolta digitalizzata di documenti inediti originali.

 



Bibliografia: Memorie Sotterranee - Istituto per i Beni Artistici e Culturali della Regione Emilia Romagna -a cura di Vito Paticchia e Massimo Brunelli

Gallerie fuoriporta e zona collinare

La vasta area compresa nei terreni situati a Sud, tra porta Castiglione e la zona del Meloncello fuori porta Saragoza; i rilievi degli enormi parchi delle ville private come Rosina, Altura, Impero, Comi, Gazzoni, Guastavillani, Spada; le pendici delle vie di Barbiano, degli Scalini, San Vittore, Santa Margherita al Colle, Roncrlo, Vallescura, Toscana furono utilizzate per costruire capienti e sicuri rifugi in galleria. Anche nella zona collinare di Monte Donato, le alte pareti di terra e arenaria vennero traforate con lunghi scavi. Si utilizzò il corso sotterraneo del torrente Aposa sfruttando le ampie volte di copertura che superavano i dislivelli collinari nel tratto tra la odierna via Codivilla e la chiesa della SS. Annunziata, adattandolo a rifugio per il personale delle Officine Rizzoli e per i militari del 6° Reggimento Autieri. La capienza complessiva di tutti questi ricoveri era di parecchie migliaia di persone.

Ricoveri per i comandi tedeschi

A Bologna, nella notte stessa della diffusione della notizia dell'armistizio firmato dall'Italia 1'8 settembre 1943, un pugno di soldati tedeschi di stanza in città procedette al disarmo e al sequestro di tutte le caserme cittadine: in ogni caso, da ovest e da est stavano convergendo su Bologna due reggimenti e un battaglione della 24a Panzer Division. Nel pomeriggio del giorno successivo, i primi ufficiali si insediarono nell'Hotel Baglioni, trasformato in sede provvisoria del comando tedesco, I'MK1012 e successivamente trasformata in sede di rappresentanza. Nei giorni e nei mesi successivi, il piano di occupazione militare della città si dispiegò in tutta la sua ampiezza. Dalla Germania e dalla Francia giunsero nuovi reparti ma anche strutture e funzionari con competenze nei settori della produzione industriale e delle requisizioni, in quello alimentare e agricolo, del lavoro e del reclutamento della mano d'opera. Come sedi e comandi di questa articolata e capillare presenza tedesca furono individuate le accoglienti residenze signorili e ville nobiliari costruite a ridosso della città, da via Toscana a via Saragoza passando per via Siepelunga, via Putti, via Castiglione, via delle Rose, via dell'osservanza, viale Risorgimento e via Saragozza. Le sottostanti cantine e ghiacciaie di queste ville furono tutte utilizzate e potenziate, a carico dello stato italiano, come rifugi per gli ufficiali tedeschi. Come testimoniano diverse carte d'archivio e i sopralluoghi in diverse di queste residenze.

Il dopoguerra: smobilitazioni, indennizzi ed espropri

Finita la guerra, le nuove autorità insediate alla guida del Comune e della Provincia, il Sindaco Giuseppe Doza e il Prefetto Gianguido Borghese, dovettero affrontare i gravissimi problemi di unacittàedi un territorio devastati dalla guerra. Rimpatrio di centinaia di migliaia di profughi e sfollati, rimozione delle macerie, demolizione e ricostruzione di edifici gravemente danneggiati, rifornimento e distribuzione di alimenti di prima necessità, gravi problemi sanitari e di ordine pubblico, democratizzazione degli apparati e delle strutture amministrative. Riguardo alle opere di protezione antiaerea, si procedette in diverse direzioni: la gran parte di rifugi e delle trincee tubolari e antischegge fu smantellata per recuperare i materiali ( legname, ferro, mattoni suppellettili, ecc. ) da utilizzare in altre opere di ricostruzione; diversi rifugi in galleria, oggetto di saccheggio da parte di civili o divenuti ricoveri per pratiche "contro la morale pubblica ", furono murati con sollecitudine. Si apri anche il lungo contenzioso tra Comuni, Prefettura e Ministeri centrali per il recupero di crediti, dal momento che le opere di protezione antiaerea, quando autorizzate, erano a carico dello Stato. Prefettura e Genio civile, per quanto possibile, dedicarono particolare impegno al controllo della congruità delle richieste di rimborso avanzate dalle ditte esecutrici, previa verifica e collaudo delle opere. Un altro capitolo riguardò le richieste di rimborso per la locazione di edifici o aree private utilizzate per allestire ricoveri anticrollo o costruire rifugi in galleria. Furono avanzate anche richieste di risarcimenti per danni causati dai cedimenti di diverse opere iniziate e non terminate. Contenziosi che si protrassero per anni e decenni: la parola fine arrivò con la legge n. 1231 del 2 dicembre 1967 quando lo Stato autorizb gli indennizzi e gli espropri dei suoli occupati per la costruzione di ricoveri antiaerei. In questo modo, diverse opere in galleria divennero di proprietà pubblica.

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Crediti

        Link all'accreditamento dell'Associazione discendenti della 10a Divisione da Montagna                     

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