Noi abbiamo catturato la villa di Mussolini. Di Eugene S. Hames

Noi abbiamo catturato la villa di Mussolini

     Verso la fine di Aprile del 1945 la 10a Divisione da Montagna stava correndo verso nord lungo la riva est del lago di Garda nel nord dell’Italia. La divisione aveva combattuto valorosamente negli Appennini durante i mesi invernali guidando lo sfondamento [ delle linee tedesche ] verso e attraverso il fiume Po.

    Io ero il comandante del Primo Plotone della Compagnia K dell’85° Reggimento. Il plotone aveva sperimentato i duri combattimenti su Monte Belvedere e nelle vicinanze di Castel d’Aiano negli Appennini. Al raggiungimento della Pianura Padana eravamo stati assegnati alla Task Force Duff, una unità speciale che era stata creata per raggiungere il fiume Po il più presto possibile.

Siamo stati trasportati con dei camion  procedendo a nord verso il fiume Po. Subito dopo che la task force è stata formata e si stava muovendo verso nord l’unità di testa venne fatta bersaglio da fuoco [ di armi ] e al nostro plotone è stato ordinato di scendere dal camion ed eliminare la resistenza. Il resto della task force passò oltre il punto di resistenza. Il combattimento è stato intenso ma breve, due Tedeschi sono stati uccisi, diversi feriti e molti si sono arresi. Il plotone non ebbe nessuna perdita quel giorno. Continuavamo a prendere prigionieri molti dei quali ci venivano incontro e si arrendevano. Quando infine abbiamo consegnato i prigionieri alla MP (Polizia Militare) verso sera, avevamo 360 tedeschi – non male per un giorno di lavoro di approssimativamente 40 sciatori. Dato che non avevamo un camion che ci trasportasse ci vollero due giorni per raggiungere al compagnia K. Nel frattempo la Divisione aveva attraversato il fiume Po. La Divisione occupò Verona e si diresse a ovest per andare poi a nord verso il passo del Brennero.

 

     Mentre la Divisione avanzava verso nord lungo le sponde del Lago di Garda i battaglioni di testa cambiavano quasi tutti i giorni [ a rotazione ] tra i tre reggimenti. Una notte, quando il 3° Battaglione dell’85° era il battaglione di testa, camminavamo lungo il lago sotto una pioggia leggera ed era cosi tardi che quasi mi stavo addormentando mentre camminavo. I tedeschi erano in fuga verso nord sul lato a ovest del lago e la resistenza era molto debole. Finalmente ci fermammo per la notte in alcuni grandi edifici lungo la strada. La mattina seguente mi fu ordinato di recarmi al comando di battaglione per essere informato su una missione speciale. Mi fu detto dal BN S-2 ( ufficiale dei servizi di intelligence del battaglione ) che dovevamo prendere una barca a motore e dieci uomini del mio plotone e dovevamo attraversare il lago di Garda quel pomeriggio. La nostra missione era di catturare e occupare la Villa dove Mussolini era vissuto fino alla fine della guerra. Egli aveva messo su un governo fantoccio nell’Italia settentrionale dopo che gli Italiani si erano arresi.

 

     Il giorno precedente avevamo osservato, attraverso occhiali [ binocoli ? ] da campo, alcuni veicoli tedeschi dirigersi verso nord sulla sponda ovest del lago. Abbiamo visto alcune bianche strutture che sembravano essere alcune inusuali tipi di fortificazioni. La riva sul lato ovest [ del lago ] era montagnosa e in alcuni posti il terreno saliva bruscamente per centinaia di piedi sopra la riva del lago. Sulla riva ovest del lago c’erano anche numerosi tunnel attraverso i quali la strada passava e procedeva a nord verso Riva, una piccola città a nord e alla fine del lago.

 

     Poiché sapevo che i Tedeschi si stavano ritirando a nord lungo la riva ovest, ero molto preoccupato di attraversare il lago durante il giorno. In una piccola barca saremmo stati un facile bersaglio. Sono ritornato all’area [ di stazionamento ] del plotone e ho avvisato i soldati della missione. Dovevamo prendere con noi molte armi automatiche perché avremmo avuto una considerevole la potenza di fuoco mentre attraversavamo il lago. Chiesi dei volontari ed eravamo in procinto di decidere quali dieci uomini sarebbero venuti e quale potenza di fuoco volevamo prendere quando arrivò una jeep. Un Colonnello era seduto davanti nel sedile del passeggero, un ufficiale che non avevo mai visto. Quando vidi il suo “pollo” [ mostrina in gergo ] e il distintivo della 10a, mi sono avvicinato alla jeep e l’ho salutato. Mi ha chiesto cosa stavamo facendo e io gli ho spiegato quale era la mia missione, egli disse “ questo non mi piace, Tenente”. Io gli dissi “neanche a me, Signore” ed egli cancello quindi la missione. Più tardi imparai che avrei parlato con il Colonnello Darby, il famoso ranger che aveva servito nella 10a Divisione da Montagna come Assistente del Comandante di Divisione dopo che il Generale Duff era stato ferito nella Pianura Padana. Darby cambio gli ordini e fu creata una speciale task force composta dalla compagnia K e alcuni altri plotoni con l’ordine di attraversare il lago di notte per occupare la villa e la città di Gargnano. Per attraversare il logo ci vennero forniti grandi Duk anfibi. All’ora prefissata, approssimativamente l’1:30 di mattina del 30 Aprile del 1945, i Duk arrivarono e ci preparammo a salire per il viaggio di attraversamento del lago. I Duk erano estremamente rumorosi e sono sicuro che potevano essere uditi per tutto l’attraversamento del lago così la nostra sorpresa era fuori questione. Ripensai che quello che stavamo facendo era come andare a caccia di fagiani durante la guida di un trattore Ford.

 

    Dopo avere contattato il conducente del Duk e quando eravamo tutti saliti a bordo, abbiamo scoperto che il Duk aveva una mitragliatrice calibro .50 montata davanti ma vicino a dove il conducente stava seduto. Nessuno nel plotone aveva mai sparato con una mitragliatrice calibro .50 eccetto io. La mia sola esperienza è stata a OCS a Fort Benning in Georgia dove abbiamo sparato con mitragliatrici calibro .50 a maniche o a obbiettivi rimorchiati da aerei. Mentre attraversavamo il lago io presidiavo la mitragliatrice ed ero in piedi vicino al conducente proprio alla sinistra di dove era seduto. Mi sentivo esposto e avrei preferito di essere dentro al Duk durante l’attraversamento.

 

     Era una notte abbastanza buia ed eravamo silenziosi mentre procedevamo all’attraversamento e ci avvicinavamo alla riva ovest. Gli atri Duk erano dietro di noi in una formazione sfalsata; potevamo sentirli tutti anche se non potevamo vederne alcuni. Il nostro piano era di approdare a nord di Gargnano e quindi di muoverci a sud e occupare la villa. Appena il nostro Duk su spinse sulla riva sul lato ovest cercammo di scendere velocemente per permettere agli altri Duk di venire avanti. Non sapevamo, prima di partire, che sulla riva verso la strada c’erano molte terrazze alte diversi piedi da affrontare appena abbiamo iniziato ad avanzare su per il lago. Il viaggio è stato senza incidenti, non è stato sparato un colpo – ma mi sentivo che se i Tedeschi volevano sparaci si sarebbero concentrati sull’area di approdo dove i Duk stavano cercando di scaricare. Sollecitai gli uomini a risalire le terrazze e a un punto ero piuttosto frustrato quando essi non si volevano muovere. Ricordo le imprecazioni ad alcuni rimpiazzi che sembrava non volessero saperne di abbandonare l’area di approdo. Dopo avere attraversato diverse terrazze, raggiungemmo finalmente la strada e procedemmo a sinistra verso Gargnano. Mentre era ancora buio un vecchio uomo Italiano su una bicicletta si avvicino a noi ( è stato fortunato a non essere sparato) e apprendemmo da lui che tutti i Tedeschi avevano lasciato la città la mattina presto. Quanto ci disse era vero poiché non incontrammo Tedeschi e ci avvicinammo al villaggio e occupammo la villa. Altre truppe della compagnia K sono entrate nella città di Gargnano e hanno occupato la piazza del villaggio e altri edifici governativi in città. C’era una strada sterrata tortuosa che scendeva giù dalla montagna fino dentro Gargnano lungo una serie di tornanti. Ho preso molti fucilieri a una mitragliatrice e abbiamo camminato su per molti tornanti fino ad un punto considerevolmente alto rispetto alla maggior parte della città. In quel punto mettemmo un posto di blocco per proteggere la città da qualsiasi Tedesco che cercasse di entrare da quella strada. La mattina dopo abbiamo anche scoperto che le “fortificazioni inusuali” erano supporti in calcestruzzo per gli alberi di limoni. La porzione superiore delle strutture era calcestruzzo con supporti in legno tra di loro per tenere su il frutto.

 

     Trovammo che la villa ara un edificio a due piano veramente unico ed era di considerabile evidenza che Mussolini avesse vissuto lì. Una stanza era piena di medicine e pillole e sembrava una farmacia. Era una evidente testimonianza del fatto che Mussolini è stato un uomo malato verso la fine della guerra. C’era una grande cucina e al secondo piano molte camere da letto. Presi prontamente possesso di una grande camera da letto ( che presumevo essere la camera da letto usata da Benito)  per [ installarvi ] il quartier generale del plotone. Io ritengo che ogni uomo del plotone aveva un letto in cui dormire ed era fantastico avere le attrezzature per cuocere un po’ di cibo come il pesce, vegetali e uova. Al molo di carico di fronte alla villa una balla barca con i motori entrobordo era stata distrutta e affondata. In un garage dietro la villa due grandi limousine nere erano state rovinate con granate al fosforo piazzate nel motore di ognuna. C’era anche un rifugio dalle bombe con muri in cemento che è stato scoperto nel terrapieno dietro la villa.

 

    Non sono mai stato capace di determinare quando Mussolini ha lascato la villa, ma un articolo che ho letto dichiarava che lasciò l’area il 19 Aprile per andare a Milano. E’ stato ucciso il 2 Maggio 1945. Abbiamo occupato la villa il 30 Aprile 1945.

 

    Per noi la guerra in Italia finì il 2 Maggio 1945. Vivevamo ancora nella villa e ci saremmo continuati a stare per circa una settimana prima di andare a Cividale, un piccolo villaggio a nord di Udine, per servizio di occupazione.

 

     Nel 1985, dopo quaranta anni, sono ritornato a Gargnano per guardare il “castello” di Mussolini, come lo chiamavamo noi. La villa che era ed è ora conosciuta come La Villa Feltrinelli non solo è ancora lì ma è stata riverniciata e la struttura superiore è stata leggermente cambiata. E’ una bella, unica struttura ed è collocata su uno dei più grandi dei laghi della Lombardia, nell’Italia settentrionale. Non siamo riusciti ad arrivare alla villa dalla statale a causa di alcuni grandi cancelli metallici che bloccano entrambe le carreggiate. I cancelli sono equipaggiati di enormi lucchetti e ci sono molti cartelli di “divieto” su ogni cancello. La villa è disabitata.

 

    Cercando nella piazza del villaggio abbiamo trovato un amichevole Italiano calvo robusto come Mussolini. Aveva una barca a motore estremamente piccola e acconsentì a portare due di noi sul lago e saremmo passati davanti alla villa così avremmo potuto scattare alcune foto della villa [ vista ] dal lago. Quaranta anni dopo la villa aveva ancora un certo fascino e ha portato un flusso di memorie degli eventi occorsi anni prima.

 

     Dopo avere visitato la villa ho trovato un negozio di cartoline a Gargnano e ho comperato alcune cartoline della villa. Mentre ero lì ho anche ottenuto una fotografia originale di Mussolini. La fotografia mostra Benito cavalcare una vecchia bicicletta sui terreni della villa, nel 1944. Nella foto era vestito con una uniforme dell’esercito ed era molto “sottile”. Siccome non lo catturammo, dobbiamo essere contenti di avere catturato e occupato la sua ultima residenza. Abbiamo alcuni piccoli oggetti come [ delle ] spalline provenienti dalle sue uniformi, che sono sufficienti a ricordarci di cosa successe più di 50 anni fa. Questa è una storia che non è ben conosciuta e non è stata pubblicata prima ma che ritengo dovrebbe essere raccontata. Il Primo Plotone è stato orgoglioso di avere dato il proprio contributo per abbreviare la guerra nel Teatro Italiano. Ricordiamo sempre la notte in cui attraversammo il lago e occupammo la villa. Ringraziamo il Colonnello Darby, che fu ucciso il giorno prima che la guerra finisse, che cancellò la nostra missione alla luce del giorno e posticipò l’attraversamento fino a dopo il tramonto. Io sarò sempre in debito con lui poiché credo che abbia salvato la nostra vita cancellando l’escursione sul lago di Garda pianificata con la luce del giorno.

 

26 Gennaio 1998

1° Tenente – Co. K – 85

Eugene S. Hames

 

 

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Crediti

        Link all'accreditamento dell'Associazione discendenti della 10a Divisione da Montagna                     

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