Alcune riflessioni

La dottrina per vincere le guerre elenca alcuni punti fondamentali: uomini motivati (addestramento), logistica a livelli scientifici (produzione e trasporti), conoscenza del terreno e del nemico (intelligence), potenza di fuoco (tattica) e il dominio dell'aria che è sempre stato ben presente nella strategia militare sin dalla Seconda Guerra Mondiale. Per finanziare e sostenere i punti di cui sopra è necessario un paese con una economia e una capacità di produzione forti.
     Se il lettore avrà il tempo di sfogliare gli articoli delle sezioni relative alla situazione degli eserciti in Italia, Germania e Stati Uniti nel periodo pre-bellico e le evoluzioni nel corso della Seconda Guerra Mondiale potrà immaginare quale è stata la quantità di equipaggiamento, aerei, navi, carri armati e migliaia di altri oggetti programmati, studiati, sviluppati e prodotti dall'industria dei paesi Alleati e sopratutto americana in tempi a dir poco rapidi tra il 1939 e 1945.
     Diviene così ben evidente la potenza economica e produttiva con cui si sono scontrate le forze dell'Asse. La cosa più incomprensibile è che i loro vertici lo avevano ben presente quando decisero di entrare in guerra ed ancor più quando il conflitto si allargò coinvolgendo prima la ex alleata Russia poi gli Stati Uniti.

Buona lettura.  Andrea Gandolfi

L'economia in Italia tra le due guerre.

bandiera regnoNegli anni 20 il fascismo tentò di rendere l'Italia indipendente economicamente da altri paesi:
- dal punto di vista dell'agricoltura attraverso i piani della La Battaglia del Grano nel 1925, per rendere il paese autosufficiente nella produzione di grano e diminuire il deficit commerciale della bilancia dei pagamenti, e della Bonifica Integrale tra il 1928 ed il 1934, per diminuire l'incidenza della malaria e sottrarre terreni alle paludi a favore dell'agricoltura. 
- dal punto di vista dell'economia, tra il 1922 ed il 1925, adottando una politica liberistica, attenuando la presenza dello Stato nella vita economica del paese, le cui misure erano finalizzate al mantenimento del consenso al regime fascista da parte dei grandi capitali.
Pur per certi versi favorendo la ripresa dell'economia sorsero alcuni fattori allarmanti tra cui un aumento della domanda interna che aveva portato il volume delle importazioni ad essere largamente superiore alle esportazioni, avviando un preoccupante processo inflazionistico. Mussolini, al fine di contenere questo fenomeno, nel 1926 annunciò una manovra deflazionistica fissando il cambio contro una Sterlina, allora moneta di riferimento, dalle 150 lire del 1925 alle 90 lire del 1926. Le esportazioni subirono così una forte contrazione; mentre la stabilizzazione monetaria andò a favore delle grandi imprese ma portò quelle piccole e medie verso il fallimento o ad essere assorbite da quelle più strutturate. Iniziò così un periodo di recessione interna in cui anche i costi sociali furono altissimi tanto che i ceti meno abbienti subirono un taglio dei salari tra il 10 ed il 20%.

L'economia della Germania tra le due guerre

 weimar     Mentre l'assemblea costituente del 1919 approvò la costituzione della nascente Repubblica di Weimar le potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale, che negli anni '20 poterono godere di un forte sviluppo economico, imposero alla Germania l'umiliazione del trattato di Versailles. Il desiderio punitivo di molti governi di imporre alla Germania sanzioni e insostenibili costi per i danni di guerra da riconoscere ai vincitori - nel 1921 la cifra fu fissata in 132 miliardi di marchi-oro -, rafforzarono il nazionalismo tedesco e lo spirito di rivincita delle forze più reazionarie.  A peggiorare il rancore dei tedeschi la Francia e il Belgio, tra il 1923 ed il 1925, occuparono la Ruhr, da cui proveniva il carbone per l'industria tedesca, cogliendo l'occasione del mancato pagamento di una rata delle riparazioni di guerra. I tedeschi della regione replicarono con la resistenza passiva e l'astensione dal lavoro. La mancanza di carbone e il costo delle forti spese per aiutare i connazionali, finanziando la resistenza passiva, rappresentarono il tracolo per l'economia e per il Marco: si arrivò a fissare il cambio di 1 dollaro per oltre 4.000 miliardi di marchi. La disoccupazione arrivò al 20% della forza lavorativa.

L'economia degli Stati Uniti tra le due guerre

bandiera US48      Alla fine della Prima Guerra Mondiale gli Stati Uniti avevano iniziato a sostituire l'Inghilterra come punto di riferimento finanziario dell'economia mondiale perchè era l'unico paese da cui si potevano ottenere capitali sia a breve che a lungo termine. Negli anni '20 l'industria e l'agricoltura americana erano cresciute a ritmi sostenuti entrando in una fase di prosperità ed espansione; a differenza della Germania che, in seguito alle condizioni del trattato di Versailles e dopo essere stata costretta a restituire l'Alzazia-Lorena alla Francia, parte della Prussia occidentale e la regione minararia dell'Alta Slesia alla Polonia dovette rinunciare a tutte le colonie, alla gran parte della propria flotta e fu costretta a sobbarcarsi il costo delle riparazioni di guerra ai vincitori che erano particolarmente punitive e pesanti tanto da costituire un grande freno alla ripresa dell'economia e all'auspicato, ma non avvenuto, miglioramento della situazione sociale. Il pagamento delle riparazioni di guerra, le difficoltà di ricostruzione e riconversione dell'industria portarono ad una crisi economica che raggiunse i suo apice tra il 1922 ed il 1923.

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Crediti

        Link all'accreditamento dell'Associazione discendenti della 10a Divisione da Montagna                     

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