La memoria di Bologna



Uno sguardo al passato della città di Bologna anche attraverso una raccolta digitalizzata di documenti inediti originali.

 



Bibliografia: Memorie Sotterranee - Istituto per i Beni Artistici e Culturali della Regione Emilia Romagna -a cura di Vito Paticchia e Massimo Brunelli

Bologna obbiettivo militare

     Nel 1943 Bologna rappresentava il più importante nodo ferroviario italiano dove convergevano le principali linee che dalla Francia, dalla Germania e dal resto d'Italia rifornivano le truppe tedesche impegnate in Sicilia: per gli anglo-americani era fondamentale interrompere questo flusso di rifornimenti. A Santa Viola c'era la stazione di trasformazione e smistamento della energia elettrica che riforniva le linee ferroviarie che convergevano su Bologna: la sua distruzione avrebbe arrecato notevoli difficoltà ai tedeschi e, insieme ad attacchi mirati in altri nodi di questre infrastrutture, avrebbe potuto addirittura interrompere il traffico ferroviario. Bologna, inoltre, era dotata di una grande stazione passeggeri con decine di piattaforme, di un grande deposito merci e una linea a doppio binario, di una grande officina per la riparazione delle locomotive e dei vagoni, di un grande scalo ferroviario per la sosta dei treni. Il destino di Bologna era segnato: la sua distruzione divenne obiettivo strategico del Comando alleato per le operazioni nel Mediterraneo e affidato al 20 Gruppo USAF.

Le incursioni aeree su Bologna 16 luglio 1943 - 21 Aprile 1945

Oltre allo scalo ferroviario, Bologna aveva un tessuto industriale di fabbriche ad alta tecnologia che era stato completamente riconvertito dai tedeschi ad uso militare. La Ducati meccanica e la Ducati elettromeccanica, la Weber, la Calzoni, la Sabiem, la Breviglieri ed altre centinaia e centinaia di piccole aziende anche artigianali diffuse nel tessuto urbano, erano state requisite dai comandi tedeschi e costrette a produrre componenti per l'industria militare germanica. Alle ragioni di carattere militare, si aggiungeva poi l'uso puramente terroristico dei bombardamenti con attacchi ai centri abitati per fiaccare il morale della popolazione. I risultati furono drammatici: 2.481 morti e 2.074 feriti tra la popolazione, 1.336 fabbricati completamente distrutti, 1.582 semidistrutti e 2.964 lesionati. Incursioni: 94 il totale delle incursioni. Di queste, 32 effettuate da formazioni composte da decine e a volte centinaia di aerei. Le incursioni più gravi avvennero: il 25 settembre 1943 alle ore 10,56 con 1.033 morti e 300 feriti, interessando il quartiere Lame e via Rizoli; il 29 gennaio 1944 alle ore 12,00 con 31 morti, 47 feriti e il crollo di parte della Biblioteca dell'archiginnasio; il 24 agosto 1944 alle ore 23,30 si ebbero 71 morti e 59 feriti nei quartieri Bolognina-S.Orsola; il 12 ottobre 1944 alle ore 10,30, incursione aerea che provocò 434 morti e 600 feriti: mille gli aerei impegnati.

Trincee antischegge, ricoveri tubolari, ricoveri anticrollo

Per tutelare la popolazione civile dai danni derivanti dallo soppio delle bombe, furono predisposte particolari tipologie di ricoveri, costruiti sulla base di disegni forniti dal Ministero degli Interni. Le trincee antischegge erano dei ripari temporanei e d'emergenza costruiti nelle piazze o lungo le strade da utilizzare nel corso di un attacco aereo improvviso o nella impossibilità di raggiungere un rifugio sicuro. Segnalate da apposite scritte, avevano una profondità di mt. 1.80 e erano dotate di una protezione alle pareti, costruita con assi di legno o anche rami intrecciati per evitare lo sfranamento. I ricoveri tubolari erano costituti da un cilindro del diametro di 2 metri con sezioni di lunghezza variabile (in genere 10 metri ) unite le une alle altre secondo uno schema a zigzag per evitare che l'eventuale esplosione danneggiasse l'intera struttura. Potevano essere sotterranei o interrati parzialamente ma ricoperti da uno strato di terra e forniti di uscite di sicurezza e servizi igienici. I ricoveri anticrollo consistevano nel rafforzamento con travi e puntellature in legno dei sotterranei degli antichi palazzi, attrezzandoli di servizi igienici, panche, uscite di sicurezza e ventilazione. A Bologna, furono costruite 15 trincee antischegge, 50 ricoveri tubolari e 124 rifugi anticrollo.

Ricoveri in galleria per la popolazione civile

«Ce ne dovrebbero essere dovunque è da temere un attacco aereo, ed adeguati al numero delle persone da riparare ed alla specie delle offese». Era scritto in un documento redatto nel 1927 dal Comando del Corpo di Stato Maggiore a proposito del Concorso degli Enti civili e delle popolazioni alla difesa C.A. del territorio nazionale. Lo stesso documento poi proseguiva: «Però in pratica non sarà generalmente possibile costruire ricoveri alla prova contro le bombe più grosse, che hanno parecchie centinaia di kg di potente esplosivo. I loro effetti di demolizione sono tali che richiedono notevoli masse di cemento armato, o caverne in terreno molto compatto, le une e le altre molto costose e ingombranti, specie nelle città». E allora? «Bisognerà quindi nella maggior parte dei casi adattarsi a considerare il colpo in pieno delle bombe maggiori come eccezionale, e prowedere a ripararsi solo dagli effetti complementari di queste, quali proiezioni di schegge e detriti, incendi, e dalle bombe minori (fino ai 100 kg ). Di conseguenza, ricoveri piccoli, numerosi, variamente dislocati ed adattati alle condizioni locali».

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Crediti

        Link all'accreditamento dell'Associazione discendenti della 10a Divisione da Montagna                     

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